Come scrive Joe Rennison sul Financial Times, l’avvento del coronavirus e la drastica risposta politica delle banche centrali hanno prodotto un esercito di aziende che arrancano nel crepuscolo tra i vivi ei morti.

Un decennio di bassi tassi di interesse aveva già sostenuto un numero crescente di società che erano in grado di contrarre prestiti a buon mercato e di ottenere utili operativi inferiori all’interesse necessario per pagare i loro finanziatori. Ora, l’abbuffata di obbligazioni che ha seguito le profondità della crisi del Covid-19 a marzo ha accelerato quella tendenza, dando origine a una nuova generazione di queste cosiddette “aziende zombie”, ossia compagnie i cui profitti sono inferiori agli interessi sul debito da almeno 3 anni.

Già alla fine del 2019, il 13% delle società nell’indice Leuthold 3000 Universe – simile all’indice Russell 3000 – vacillava da almeno tre anni in un deficit di rimborsi, con un aumento del 5% rispetto alla fine del 2008.

Gli enormi interventi di mercato da parte della Federal Reserve in risposta alla pandemia hanno trascinato i costi dei prestiti aziendali dai massimi di marzo a nuovi minimi storici, facilitando un’emissione di debito senza precedenti da parte di società alla disperata ricerca di denaro per sopravvivere all’impatto economico del virus.

Il Gruppo Leuthold calcola che il 15% delle società nel suo indice potrebbe ora essere classificato come zombie. “È una vera preoccupazione per noi; – ha affermato Jun Zhu, gestrice di portafoglio presso il Gruppo – sempre più aziende si stanno caricando di debito e il numero di aziende zombie sta aumentando. Cosa succederà se all’improvviso i mercati dei capitali si prosciugheranno e non potranno rifinanziare né ripagare il loro debito? Come faranno a rinnovarsi o addirittura permettersi la spesa per gli interessi? “. Zhu ha inoltre affermato che la crescita del numero di aziende in questa situazione ha un costo per l’intera economia, poiché frena la produttività e la crescita.

Volendo escludere Resident Evil, i film di Romero e Dylan Dog, solo una volta gli zombie sono stati più numerosi: subito dopo lo scoppio della bolla delle dotcom nel settembre 2000. Ottimo presagio, no?

Cosa fare dunque, se non puntare tutto sul fallimento di questi morti viventi vendendoli allo scoperto come se non ci fosse un domani (ovviamente insieme agli indici che li contengono) e sperando che nessuno li ritenga “too big to fail”?

Ripensandoci… Non sarebbe forse meglio adottare un approccio più equilibrato?

Per esempio, si potrebbe costruire un portafoglio diversificato di Trading System che operino su asset decorrelati e possano funzionare sinergicamente sia in caso di ulteriori rialzi che di improvvisi ribassi. Un insieme di strumenti che ci aiutino a limitare i drawdown e i relativi impatti sui nostri capitali, nonché sulla nostra sfera emotiva.

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