Interessante analisi riguardante i cambiamenti del mercato realizzata da Alberto Gallo, Portfolio Manager e Partner presso Algebris Investments a Londra, sul proprio profilo Twitter.

Dai primi due grafici è possibile vedere uno degli effetti del Quantitative Easing (QE) messo in atto dalle banche centrali.

La grande liquidità immessa nel mercato lo ha reso più fragile, cosa che risulta sempre più evidente ogni qualvolta avvengono questi veloci e importanti sell-off.

Questo effetto lo troviamo manifestarsi sul VIX, indice calcolato dal CBOE che stima la volatilità implicita delle opzioni (call e put) sullo S&P 500, offrendo una previsione della variabilità del mercato azionario nei successivi 30 giorni. È l’espressione della variabilità attesa dagli operatori circa il principale indice azionario Usa. Tanto più alto è il VIX, maggiore sarà la percezione del rischio presente sul mercato, tanto che nel gergo finanziario si è guadagnato il l’appellativo di indice della «paura».

Dai dati risulta infatti che POST QE il VIX resta stabilmente per periodi più lunghi in un range compreso tra 10 e 20, definibile quindi come range di bassa volatilità. Però, quando la volatilità si alza raggiunge velocemente e per pochissimo tempo valori definibili di alta/altissima volatilità, in un range tra 35-60.

Per usare una metafora, sul mercato ci sono molti più giorni di sole e molti meno di brutto tempo.
Ma quando il cielo è scuro e sembra che stia per piovere, finisce che arriva l’uragano.

Oltre al QE, la Federal Reserve (FED) il 23 marzo 2020, durante la crisi dovuta alla pandemia Covid-19, ha creato un meccanismo di supporto alla liquidità del mercato secondario comprando direttamente bond investment grade di società americane. Oltre a questi bond, tramite Blackrock, anche ETF domiciliati negli USA.

Questo suggerisce che il cosiddetto rischio too-big-to-fail (troppo grande per fallire) sia stato trasferito dal sistema bancario ai mercati finanziari. Questo, assieme a forward guidance aggressive delle banche centrali, potrebbe portare a nuove bolle speculative nel valore degli assets.


Inoltre, poiché la politiche della banche centrali spingono a “comprare / vendere tutto”, le attività prive di rischio non riescono più a bilanciare i portafogli. Per sopravvivere ai mercati, gli investitori devono reinventare i loro portafogli. Il tipico portafoglio bilanciato 40/60 potrebbe non funzionare più come in passato, neppure le obbligazioni come attività prive di rischio.

Personalmente non mi sorprenderebbe vedere in futuro drawdown maggiori nei classici portafogli di ETF come All Weather Portfolio di Ray Dalio, Golden Butterfly e simili. La normale diversificazione, necessaria e fondamentale per essere profittevoli nel lungo periodo, potrebbe non essere più sufficiente per effetto dell’operato delle banche centrali. I rapporti di correlazione tra le varie asset class, inondate dalla liquidità emessa nel mercato, potrebbero mutare e quanto noi oggi diamo per scontato e risaputo potrebbe non essere più vero in futuro.

Io ritengo che il modo migliore per adattarsi a questo cambiamento sui mercati sia l’introduzione di strategie Long Volatility, che, anche se costose da mantenere in portafoglio, possono garantire una buona assicurazione per il portafoglio durante i movimenti di forte drawdown generalizzato delle principali asset class.

E tu cosa ne pensi? Hai strategie sulla volatilità nel tuo portafoglio? Faccelo sapere con un commento!

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