L’articolo di oggi è un estratto della BuzLetter. Il corso di analisi finanziaria completamente gratuito che ti arriva per email, ogni domenica alle 10. Iscriviti alla BuzLetter cliccando qui. In particolare nell’editoriale principale la domanda è, gli ETF sono una bolla? Nel corso BuzInvest che trovate su www.buzinvest.it, parliamo di investimento in ETF nel lungo termine. Ma i prezzi crescono e il dubbio rimane. Se fosse solo una FOMO? Davvero il valore degli ETF continueranno a salire? Andiamo con ordine.

Avete mai visto “The Big Short”, il film sulla crisi del 2008? Il film è tratto dal libro “The Big Short: Inside the Doomsday Machine” di Michael Lewis e vede come protagonisti attori come Christian Bale, Steve Carell, Ryan Gosling, Brad Pitt. Christian Bale in particolare interpreta Michael Burry, il primo ad aver previsto (e in seguito sfruttato) la crisi del debito del 2008.

Michael Burry, medico e gestore del fondo Scion Capital dal 2000 e il 2008 è sicuramente un personaggio intrigante e che, in qualche modo, ha fatto la storia.

Non solo ha previsto la bolla immobiliare e la crisi del debito del 2008 quando tutto il mondo la ignorava, ma ci ha anche scommesso. Questa differenza tra il dire e il fare lo pone tra i grandi di questi ultimi decenni. È un personaggio originale e su twitter rilascia perle del genere:

Un tipaccio insomma. Uno dei temi caldi che ha rilanciato ultimamente (dal 2019) è la bolla degli ETF. Secondo Michael Burry e qualche altro analista, gli ETF stanno generano una bolla perché gli investitori non contemplano il vero valore delle azioni.

In un certo senso ha ragione: l’investimento in ETF è passivo quindi non è inerente alle singole azioni. Con gli ETF puoi comprarti “il mercato”, evitando così lo stock picking. Quando compri SPY o CSSPX non ti preoccupi di come sta andando Apple o Jacobs Engineering Group: vuoi solo scommettere sulle aziende migliori al mondo.

Gli ETF sono sicuramente un fenomeno in forte crescita. I grafici di seguito testimoniano il numero in aumento di ETF e l’aumento di capitale gestito. Ormai i principali gestori di ETF, Blackrock e Vanguard, sono due superpotenze.

D’altro canto è vero che è aumentato il rischio di “ETF Picking”; di per sé non c’è nulla di sbagliato ovviamente, diventa perverso e controproducente quando si cerca l’ETF che ci risolverà la vita un giorno con l’altro (spolier: non esiste).

Ormai ci sono ETF sulla Blockchain, sulle “cose di internet”, sullo spazio, sui videogiochi o sull’obesità. No, non sto scherzando. Cerca “SLIM ETF”… Sì SLIM è il ticker. Questa sì che è una moda inutile acchiappapolli.

In realtà gli ETF come concetto sono nati negli anni ’70 dal genio di John C. Bogle, fondatore di Vanguard, investitore e scrittore del libro “Il piccolo degli investimenti”. Sicuramente c’è stata un’esplosione negli ultimi anni, a mio parere data soprattutto dal potere dell’informazione diffusa. Internet ha rivoluzionato il nostro mondo anche e soprattutto perché ha reso l’informazione gratis, democratica e diffusa.

Nei decenni passati l’accesso ai mercati era appannaggio dei grandi istituti finanziari e di sparuti trade. Dopo gli anni 2000 sempre più persone hanno avuto accesso alla rete e quindi alle informazioni. Questo ha reso evidenti le criticità delle principali gestioni attive e i pregi degli ETF. Come si vede nel grafico seguente non c’è stata un’inversione di tendenza.

Semplicemente la gestione dei fondi attivi non è cresciuta tanto quanto quella di quelli passivi, ovvero degli ETF.

Quindi è vero che il capitale investito nell’azionario, che non ha attinenza stretta con il valore delle singole azioni, è aumentato. In qualche modo questo ha anche comportato una maggiore concentrazione del mercato azionario. In realtà la concentrazione è solo leggermente più alta dei precedenti storici.

Tra l’altro sarebbe scorretto non cercare una risposta anche nel contesto unico che stiamo vivendo. È infatti impossibile paragonare ciò che è successo in questo 2020 veramente assurdo a qualche benchmark passato.

Se infatti le aziende tecnologiche sono ricche e stanno dominando il mercato da qualche anno, è anche vero che quest’anno hanno staccato le altre aziende proprio durante il lockdown di marzo, situazione intrinsecamente positiva per le stesse aziende che vivono online.

Io direi allora di fare attenzione con i titoli acchiappa views perché come sempre la situazione è più sfumata e complessa di quel che sembra. Anche perché in questo ragionamento Burry ad esempio non contempla gli aspetti positivi degli ETF per gli investitori. La legge del mercato dice che se un prodotto ha migliori qualità, allora vincerà il confronto: così sta succedendo tra ETF e fondi bancari attivi.

Gli ETF permettono di risparmiare fino a 13 volte i costi medi di un classico fondo bancario, di risparmiare i costi del conflitto d’interesse e di ottenere performance adeguate al singolo e personalizzato contesto del cliente.

Trovo corretto il metodo d’indagine di Burry e in generale porsi delle domande che vanno oltre il proprio personale guadagno. Per quanto riguarda gli ETF, però, davvero non esiste un motivo al mondo per cui non dovrebbero continuare a crescere e ad accumulare capitale gestito. Toccherà ai fondi attivi evolversi e garantire spese minori in virtù di performance migliori. Finché il mondo sarà così, gli ETF vinceranno perché fanno gli interessi degli investitori comuni.

In ultima analisi vorrei fare un piccolo ragionamento sul concetto di investimento passivo. Passivo, purtroppo, non significa che fa tutto da solo. Bisogna comunque scegliere l’ETF giusto e la strategia giusta. In particolare bisogna stare attenti all’aspetto psicologico che un percorso di investimento a lungo termine si porta dietro. Per questo nel corso BuzInvest abbiamo dedicato una parte importante al mindset e alla psicologia comportamentale. Cliccate su www.buzinvest.it per saperne di più.

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Un saluto,

Simone

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