Nella guida di oggi, finalmente potrete sciogliere tutti i vostri dubbi sugli ETF. Cosa sono, come si classificano e perchè sembra che non esista ricco che non investa almeno 1 milioncino all’anno in questo fantastico strumento finanziario. Partiamo dall’inizio. L’ideatore di questo tipo di strumenti è stato John Clifton Bogle, soprannominato “Jack”, un investitore e filantropo statunitense. Fondatore e Amministratore delegato di The Vanguard Group, una delle più grandi società di investimento di tutto il mondo.

Per essere chiari molti degli ETF che vi troverete a comprare saranno forniti proprio dalla stessa Vanguard. Un ETF o un fondo indicizzato (denomincazione più antica) è un fondo che riproduce esattamente un determinato indice di mercati. Si tratta di fondi che in sostanza rinunciano a qualsiasi attività di stock picking, adottando una strategia di investimento di tipo passivo.

Bogle fondò il primo fondo comune di investimento indicizzato nel 1975. La convinzione di Bogle era che, invece di battere l’indice e addebitare costi elevati, il fondo indicizzato avrebbe imitato la performance dell’indice nel lungo periodo, ottenendo così rendimenti più elevati con costi inferiori rispetto a quelli dei fondi gestiti attivamente.

L’idea di investimento in indici di Bogle offre una distinzione chiara ma evidente tra investimento e trading. La principale differenza risiede nell’orizzonte temporale e nel rischio del capitale. L’investimento si occupa di catturare rendimenti nel lungo periodo con un minor rischio, mentre la speculazione si occupa di ottenere rendimenti in un breve periodo di tempo, ma con un rischio decisamente più elevato. Il trader spesso si preoccupa solo del prezzo di un titolo e non dell’attività sottostante nel suo insieme, l’investitore invece si interessa dell’attività sottostante e meno del prezzo del titolo.

Anche se un business è stabile nel flusso di cassa, le quotazioni di mercato di un titolo sono tutt’altro, a causa degli speculatori che contribuiscono a creare volatilità al rialzo e al ribasso.

Bogle è stato noto per la sua insistenza, in numerose apparizioni sui media, sulla superiorità dei fondi indicizzati rispetto ai tradizionali fondi comuni di investimento gestiti attivamente. Ha sempre sostenuto che fosse folle tentare di scegliere fondi comuni di investimento gestiti attivamente e aspettarsi che le loro prestazioni battano un fondo indicizzato a basso costo per un lungo periodo di tempo dopo aver tenuto conto delle commissioni addebitate dai fondi attivi.

Il grafico sottostante dimostra come più dell’80% dei fondi attivi in realtà… perde.

Tuttavia, col tempo, Bogle espresse anche la preoccupazione che la crescente popolarità dell’indicizzazione passiva avrebbe portato a una concentrazione del potere di voto aziendale per i leader delle tre maggiori società di investimento: la stessa Vanguard, ma anche BlackRock e State Street.

Le sue idee furono così dirompenti da fondare un gruppo di seguaci, i Bogleheads, un movimento di investitori individuali che ancora oggi segue i principi base della sua filosofia: iniziare a risparmiare da giovani, diversificare, ricercare la semplicità e rimanere fedeli al proprio piano finanziario indipendentemente dalle condizioni di mercato.

Come vedete sono gli stessi principi che abbiamo nel corso BuzInvest, applicato e specializzato per il mercato italiano. Infatti in Europa avendo una legislazione particolarmente astringente, abbiamo ad esempio 2 tipi di ETF. Armonizzati e non armonizzati. La differenza è solo nel domicilio e nella tassazione. Forse unico vero difetto degli ETF. Che però mostrano così tanti vantaggi da farcene scordare. Ve ne mostro uno così che vi sia tutto più chiaro.

Il numerino indicato dalla freccia rossa è il numero di titoli presenti nell’ETF: 1599. Capite che tutti i discorsi sulla diversificazione delle stock muoiono istantaneamente di fronte a questi numeri? Con decine o centinaia di euro, si può investire contemporaneamente in 1599 aziende, tra le più sviluppate del mondo in questo caso.

Prima di concludere vi vorrei far notare le spese minime di questo tipo di strumenti con un TER dello 0,20% e che la struttura del prodotto è descritta come fisica. In questi casi significa che il fondo ha acquistato le azioni con quantità proporzionali a quelle dell’indice così da seguire il suo andamento pedissequamente. Giusto per rivelarvi il meccanismo che c’è alla base.

Comunque gli ETF in realtà nascondono varie insidie ed è importante studiarli per bene prima di iniziare a utilizzarli per i propri investimenti. Per questo però abbiamo fatto il sito www.buzinvest.it e siamo disponibili col modulo calendly ad aiutarvi in quest’importante avventura.

Un saluto

Simone

BuzWay

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