Secondo quanto riportato dal Financial Times, il primo quotidiano a riportare la storia, Softbank avrebbe acquistato 4 miliardi di dollari di opzioni call relative a titoli acquistati precedentemente, tra cui Amazon (AMZN), Microsoft (MSFT) e Netflix (NFLX).

Le opzioni call, in questo caso con sottostante azioni, sono strumenti derivati che danno la possibilità al loro acquirente di acquistare titoli a una determinata data e a un determinato prezzo. Il guadagno aumenta sempre di più quanto il prezzo sul mercato delle azioni è superiore al prezzo a cui potrei acquistare i titoli tramite l’opzione. Ogni opzione solitamente ha come sottostante cento azioni del titolo scelto come sottostante.

Secondo il quotidiano le opzioni hanno generato una esposizione di 50 miliardi di dollari circa. Un comportamento davvero strano per un fondo, denominato VisionFund e con un capitale di 100 miliardi di dollari, che solitamente, sotto la guida del fondatore Masayoshi Son, ha investito su promettenti startup, tra le ultime WeWork, che però non si è rivelato un investimento vincente.

Masayoshi Son, fondatore di SoftBank

E tutto questo che effetto ha sul mercato?

Sia il WSJ che l’FT hanno suggerito che proprio l’attività di SoftBank avrebbero determinato in parte il recente rally di Wall Street, portando gli indici americani Nasdaq Composite e S&P 500 a raggiungere nuovi record continui, a cadenza quasi quotidiana, grazie alla forte incidenza che, sui listini, è rappresentata da una manciata di titoli tecnologici.

Ma come ha fatto un singolo operatore sul mercato a trascinare al rialzo tutti quei titoli?

La strategia è stata molto semplice, oltre ad avere già in portafoglio le azioni su cui si è interessati ad acquistare opzioni, acquistando un grande quantitativo di opzioni call si obbliga il venditore delle stesse, in questo caso molto probabilmente i market maker data la mole movimentata, a coprirsi dal rischio dell’effetto gamma delle opzioni vendute. E quale è il modo migliore per coprire questo rischio? Comprare il sottostante delle opzioni, aumentando quindi così a loro volta il rialzo dei titoli interessati.

In un recente rapporto di Goldman Sachs è stato analizzato il valore complessivo delle opzioni call sui singoli titoli americani, con valori delle ultime settimane di circa $335 miliardi, più del triplo della media del periodo compreso tra il 2017 e il 2019.

Il boom del trading retail ha ricoperto un ruolo sicuramente rilevante nell’euforia di Wall Street, ma esperti hanno fatto notare che la dimensione degli acquisti sulle opzioni che si sono riversati sul mercato è stata troppo grande per essere stata alimentata solo dagli investitori retail.

I small options traders, cioè chi utilizza 10 o meno contratti per operazione, hanno realizzato un nuovo record per “Net Bullish Positions”: cioè la differenza tra compratori call + venditori put è maggiore che tra venditori call e compratori put in apertura delle operazioni. Un dato davvero preoccupante considerando la tendenza retail a essere esposti al lato sbagliato del mercato.

Potrebbe esserci tutto questo dietro al sell-off generatosi sul Nasdaq nelle giornate di giovedì 3 e venerdì 4 settembre, e potrebbe proseguire nel caso in cui gli investitori istituzionali decidessero di vendere le azioni sopravvalutate dalle scommesse in opzioni call comprate.

Nella giornata di lunedì inevitabile il crollo del titolo Softbank, che alla borsa di ha perso più del 7%, proseguito con un ulteriore 4,4% nella giornata di martedì, con una perdita superiore a $10 miliardi di capitalizzazione. Gli investitori sono infatti sempre più preoccupati dalle strategie adottate da SoftBank, sempre più simili a quelle di un hedge fund con forte propensione al rischio.

*** Scarica il nuovo eBook gratuito: “Introduzione strategica al trading

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here