I Future, lo strumento su cui costruiamo i Trading System, lo strumento attraverso le cui stagionalità riusciamo a fare guadagni stellari, sono nati… per i contadini. Ebbene si, nessun Texano col sigaro, ma dei bei paciocconi con la zappa in mano e pronti a raccogliere granaglie, patate e, come dice mia nonna, “pomidori”.

Il tutto è iniziato nei primi anni dell’800, con i primi mercati in cui i contadini si scambiavano la merce. Ma l’inizio ufficiale è il 1848 con la nascita del Chicago Board of Trade. Un mercato centrale riconosciuto e famoso dove le persone sapevano di poter vendere mais, grano, cotone e di trovare un acquirente! Non è cambiato niente. Il problema è sempre quello, trovare un mercato abbastanza liquido per avere sempre qualcuno a cui piazzare la nostra merce.

Continuando con la cronistoria, nel 1898 nasce un mercato specifico per uova e burro, il Chicago Butter and Egg Board (poi CME), a dimostrazione che tutto è iniziato con le materie prime. Un mercato specifico solo per lo scambio di burro e uova, decisamente gli americani fanno tanta colazione!

Il primo future non su carni o granaglie è l’argento nel 1969 e da lì è stato tutto più veloce. Sono nati future sui tassi di cambio, sui tassi di interesse, sull’S&P 500, e ora abbiamo persino future mini e micro e possiamo comprare a Chicago dalla nostra scrivania a Busto Arsizio!

Ma perché sono nati i Future?

I Future sono nati per la paura del futuro. Immaginiamo. Siamo dei contadini che seminano del mais. Quelli classici americani, con quei maxi campi dove atterrano gli alieni.

Il mais in America si semina ad Aprile. Quindi, essendo contadini, sappiamo quando seminare, ma al momento della semina non sappiamo quanto riusciremo a raccogliere. Gli eventi avversi sono infiniti. Gelo, alluvioni, siccità, parassiti, uragani! Insomma il nostro povero contadino avrà ogni anno i costi fissi: trattori, braccianti, tasse, ma non può sapere per certo che sarà in profitto.

Proprio per questo sono stati inventati i future. Così al momento della semina si possono vendere già i future di Novembre, che è il periodo di raccolta. In questo modo, negli anni di raccolti bassi il contadino guadagna dai future e negli anni di buoni raccolti, il contadino perde qualcosa sui future ma guadagna dai raccolti. Ora sembra anche ovvio perché i future hanno una scadenza. La scadenza in origine era proprio il momento della raccolta!

Gli acquirenti dei future invece speculano sul prezzo. Vendono “futuri” chili di mais alla semina guadagnando dall’abbassamento del prezzo alla raccolta. È una classica operazione short. Ovviamente esiste anche al contrario, cioè acquistare alla raccolta e guadagnare dall’apprezzamento al momento della semina.

Quindi è una situazione win-win. I contadini possono finalmente ridurre le perdite negli anni di raccolto cattivo e chi acquista i future può speculare sulla differenza di prezzo.

Ora il mercato è regolamentato e standardizzato, quindi non rischiamo di ritrovarci con chili di soia in casa, ma originariamente se non si chiudeva il contratto prima della scadenza, poteva effettivamente succedere. Inizialmente era solo un sistema di acquisto di materie prime sulla carta, prima di sapere l’effettivo prezzo sul mercato. Ora invece è uno strumento complesso che va studiato attentamente.

Se le materie prime ti incuriosiscono e vuoi capire come poter guadagnare dai Future, ti consiglio il corso Seasonal Spread Strategici, primo corso pubblicato da BuzWay proprio sulle operazioni long e short di cui sopra. Se già operi con le stagionalità e sei già nostro studente ti consiglio invece di fissare una call strategica per approfondire, con uno dei nostri consulenti, le altre operatività disponibili.

Non mangiare troppo, un’altra stagionalità certa è che a Natale la panza aumenta!

Ciao,

Simone

Consulente BuzWay

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